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IL NARCISISMO

C’è una gran confusione su cosa sia il narcisismo e con questo articolo proveremo a fare un po’ di chiarezza. La psicologia moderna lo vede come (definizione semplificata) un normale e sano amore per Sé stessi.

Quindi una giusta dose di narcisismo è una cosa positiva, certamente poi dipende da quanto se ne ha, se è troppo poco o se è eccessivo ci creerà sicuramente problemi, ma teniamo sempre presente che la normalità non esiste ed esistono diversi modi di essere sani!

Non esiste una spiegazione univoca del narcisismo, di come si sviluppa e di quando diventa patologico, ma moltissimi psicologi condividono le idee di Heinz Kohut, Psicoterapeuta attivo il secolo scorso. Secondo lui il narcisismo dipende dallo stato del Sé che lui definisce: “Struttura base del nostro senso di essere un centro indipendente d’iniziativa e percezione, integrato con le nostre ambizioni e con i nostri ideali più centrali, […] Questa configurazione psichica coesiva e permanente, connesso con i nostri talenti e abilità […], forma il settore centrale della personalità» ed è indispensabile per sviluppare le relazioni con gli altri.

Ognuno di noi alla nascita è equipaggiato con un Sé nucleare arcaico, ossia delle inclinazioni, delle possibilità di fare alcune cose, di realizzarsi, ma da sole non bastano, serve un ambiente che le sostenga e che permetta di utilizzarle al meglio per arrivare ad un Sé maturo e coeso, che sostenga la nostra autostima e ci consenta di utilizzare le nostre potenzialità al meglio. Infatti un narcisismo sano porta:

o Creatività (artistica, scientifica… che nasce dal credere nelle proprie capacità).

o Empatia (che nasce dal comprendere che non siamo il centro dell’universo e che chi ci sta intorno è importante e dobbiamo provare a capirlo e tentare di aiutarlo).

o Senso dell’umorismo (che nasce dalla consapevolezza di ciò che si vale: se siamo sicuri del nostro valore avremo meno difficoltà a prenderci in giro e tenderemo a non offenderci se gli altri ci deridono, perché non mettono in dubbio l’idea del valore che abbiamo di noi stessi)

o Saggezza (derivante dalla rinuncia totale dei deliri di onnipotenza narcisistici)


Ok, ma come si può aiutare un bambino a sviluppare un sé maturo e coeso?

Sempre secondo Kohut da piccoli abbiamo tre bisogni fondamentali legati alla costruzione del Sé e quindi anche del narcisismo:

1. Sé idealizzante: bisogno di vicinanza continua con la persona che idealizziamo (genitore) per sentirci vivi, protetti e potenti insieme a lui.

2. Sé rispecchiante: bisogno di sentirci forti e perfetti mentre le imperfezioni sono tutte nel mondo esterno.

3. Sé gemellare: la necessità di sentirci una creatura umana tra altre creature umane, di far parte di una famiglia, di sentirci amati e degni d’amore.


È il giusto equilibrio in ognuno di questi tre aspetti che ci fa evolvere verso il Sé maturo e coeso. Altrimenti, se uno o più di questi bisogni narcisistici non sono soddisfatti, esiste il forte rischio che la persona cresca con la necessità di appagare questi bisogni nella vita di ogni giorno, magari dedicando troppo tempo e risorse alla cura del proprio aspetto esteriore o magari sviluppando una eccessiva necessità di sentirsi amato e accettato, tollerando relazioni nocive ma che lo fanno sentire accettato e importante.


Complicato? Ok semplifichiamo con alcuni esempi:

Il Sé idealizzante è appagato con la semplice vicinanza del genitore, che fa sentire il bambino al sicuro e protetto e quindi potente e perfetto come il genitore stesso (che ci ha creato, quindi se è perfetto lui, lo saremo anche noi).

Per il Sé rispecchiante invece possiamo usare l’esempio di un bambino di tre anni che spinge il padre per farlo cadere. Se in un primo momento il genitore deve sostenere questi deliri narcisistici di onnipotenza del piccolo, in una seconda fase il padre dovrà alternare momenti in cui resiste alla spinta, ad altri in cui cade ancora, per poi magari quando il figlio cresce, resistere sempre di più e magari farlo cadere a sua volta per aiutarlo a costruirsi un’idea della sua reale forza.

Il Sé gemellare richiede semplicemente amorevoli cure genitoriali, che facciano sentire il bambino degno del loro amore, interessante e importante per loro.


Questi sono generalizzazioni e semplificazioni di cosa dovrebbe fare un genitore, ma attenzione a non eccedere, né in un senso né nell’altro.

Altrimenti? Se, nell’esempio precedente, il padre sin dall’inizio non facesse finta di cadere, ma sbattesse sempre per terra il figlio dicendogli di essere un debole? Avrete già capito: i bisogni narcisistici di quel bambino non sono stati appagati ed avremo un adulto insicuro o indeciso (oltre che un uomo probabilmente pieno di rabbia).

E se invece il genitore continua a supportare eccessivamente il narcisismo del figlio? Ad esempio quei genitori che ripetono al figlio di essere bravo, bello, il migliore in tutto… e poi quando questo si scontrerà con la realtà non riuscirà a tollerare la frustrazione derivante dalla differenza tra l’idea che ha di sé stesso (sono un Dio e tutto mi è concesso) e la realtà (sei uno come tanti e qualsiasi cosa te la devi sudare). E anche in questo caso probabilmente avremo un adulto rabbioso.

Probabilmente abbiamo semplificato molto, forse troppo. Ma non è nostra intenzione pubblicare un trattato di psicologia, uno di quegli articoli pieni di termini che possono comprendere solo gli addetti ai lavori. Dal nostro punto di vista la psicologia deve essere sdoganata e spiegata con semplicità e ci auguriamo di averlo fatto e di avervi stimolato a cercare sul web o in libreria un testo per saperne di più.

Ci fate sapere cosa ne pensate?

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